Vogliamo raccontavi qualcosa su di noi, perché in rete siamo nuovissimi. Il nostro sito è attivo da pochi giorni, ma nelle aule della nostra città ci siamo da parecchi anni. Lo ammettiamo, questo progetto nasce un po’ per caso, in emergenza, come molto di quello che internet sta generando in queste settimane.

Noi, che siamo di Brescia, siamo fermi dal 24 Febbraio. Le prime due settimane abbiamo sperato di tornare dai nostri alunni in breve tempo. Settimana dopo settimana abbiamo capito che non sarebbe stato possibile. Abbiamo capito che non sarebbe stato nemmeno giusto.

Ci siamo attrezzati, di fretta, ma armati di tanta buona volontà, per permettere ai nostri alunni di continuare a studiare. Non solo perché crediamo sia importante poter proseguire la didattica, ma anche perché crediamo nella relazione. Ci siamo mossi pensando che avremmo fatto poche settimane a distanza; ora che sappiamo saranno molte, siamo ancora più contenti di esserci mossi per tempo. Circa 400 persone, iscritte in oltre 30 corsi, stanno proseguendo i propri percorsi nelle nostre aule virtuali.

Quando scrivo che crediamo nella relazione, non intendo solo in quella che si crea in un gruppo, fra gli alunni e con il docente. Intendo anche quell’insieme di relazioni che ci fa sentire parte di un ambiente sociale.

Saranno piccole cose, ma sapere che ogni settimana si potranno incontrare i propri alunni, i propri compagni di banco, il proprio insegnante, ci sorregge e ci fa sentire parte di una comunità che non si ferma. Una comunità costretta a modificare e cambiare le proprie abitudini, sicuramente, come sicuramente una videoconferenza è diversa dalla relazione in presenza. Ma nonostante tutta la mediazione di internet, questa comunità si sente ancora una volta unita, disponibile all’ascolto, disponibile all’apprendimento, disponibile a proseguire insieme i progetti intrapresi.

Nel leggere i commenti dei nostri alunni nella prima settimana di sperimentazione, ci siamo detti che, probabilmente, la piattaforma che abbiamo realizzato ci può mettere in contatto con nuove persone, persone a distanze notevoli, che non avremmo potuto incontrare altrimenti. Così è nata l’idea di proporre altri corsi, di proporre le noste competenze anche al di là dei nostri corsi già attivi.

Certo, qualcuno starà pensando: ma è lavoro. Rispondiamo: sì, è lavoro. Ma in questo periodo di emergenza, lavorare ci fa stare bene, al di là dell’eventuale ritorno economico. Perché insegnare è il lavoro che amiamo, perché fare questo lavoro ci fa sentire parte di una comunità che non si arrende.

E magari, chissà, finita l’emergenza continueremo a lavorare anche in questo modo, perché stiamo scoprendo che anche a distanza ci si può sentire uniti.

Fabio Resciniti.